La “Masai bianca” pubblica il suo quinto libro

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• 28 September 2015

Lo straordinario destino della “ragazza dal collo di giraffa”

Autrice del best-seller “La Masai Bianca” venduto a otto milioni di esemplari e tradotto in 33 lingue, Corinne Hofmann, ha appena pubblicato la sua ultima fatica. Il suo quinto libro uscito presso Knaur Verlag di Monaco di Baviera, per ora soltanto in tedesco, racconta la sua particolare infanzia e la sua vita spericolata. « Das Mädchen mit dem Giraffenhals » (La ragazza dal collo di giraffa) narra un percorso insolito, preludio di uno straordinario destino.

Abbiamo appuntamento con Corinne Hofmann a casa sua, nella sua bella villa a strapiombo sul lago di Lugano lungo i pendii del Monte Bré. Il pomeriggio è soleggiato e caldo in questa fine d’estate. Corinne che conosciamo da anni ci accoglie vestita con un pareo africano dai colori sgargianti. Rilassata, abbronzata, la scrittrice ci fa accomodare sulla terrazza dalla quale godiamo di una vista mozzafiato sul golfo e il Monte San Salvatore. Un quadro idilliaco non c’è che dire: “mi sono stabilita qua nel 2002 e in Ticino mi sento a casa. Ogni ritorno da un viaggio è una gioia. Ho comprato questa casa quando era piuttosto in cattivo stato e l’ho ristrutturata interamente.” Di un caldo color ocre è attorniata da una lussureggiante vegetazione e rispecchia perfettamente la personalità calorosa e solida della sua proprietaria. L’interno è decorato di statue, oggetti e quadri provenienti dall’Africa dove Corinne ha vissuto dal 1986 al 1990 con un guerriero masai che aveva sposato e che le ha dato la sua unica figlia Napirai che oggi ha 26 anni.

Iniziamo appena a parlare che sentiamo suonare alla porta d’ingresso. E’ un fattorino che consegna a Corinne Hofmann alcuni esemplari del suo ultimo libro fresco di stampa: “è il colmo” dice ridendo, “l’ho scritto io e ho dovuto pagare questi esemplari!” La sua autobiografia è già in vendita in Germania, Austria e Svizzera tedesca. Ma perché questo titolo, perché “La ragazza dal collo di giraffa” chiediamo all’autrice? “Beh era uno dei soprannomi che mi davano a scuola, avevo un collo piuttosto lungo e ci mettevo dei lacci di cuoio o delle collane. Mi chiamavano anche “stangona” per via della mia altezza (Corinne oltrepassa il metro e ottanta), mi sentivo diversa dagli altri e ne ho sofferto. Ricordo ancora che durante le settimane bianche ad esempio nessun ragazzo mi invitava mai a ballare proprio perché ero troppo alta!”

Un lavoro certosino alla ricerca delle origini

Corinne Hofmann è oggi una giovanile e bella 55enne bionda e dagli occhi verdi. Ha deciso di scrivere la sua autobiografia circa un anno fa dopo che una giornalista le ebbe rivolto una domanda che la fece riflettere a lungo. “Mi chiese”, spiega la “Masai Bianca” “se ero sempre stata così ottimista e temeraria o se il mio carattere era stato forgiato dalla mia avventura africana. Ho iniziato a pensarci su e a viaggiare con la memoria a ritroso nel tempo fino agli albori della mia vita, a ricordarmi delle sue tappe più significativa, l’infanzia, la gioventù, l’Africa e quindi Lugano e mi sono detta che questa mia storia particolare la dovevo scrivere. Prima però ne ho parlato con i miei genitori che oggi hanno 78 e 84 anni. Sono divorziati da quando avevo 21 anni e ognuno si è risposato. Mi hanno incoraggiata ed aiutata con i loro ricordi e aneddoti.

Il racconto della sua vita è costato a Corinne circa sette mesi di intenso lavoro di ricerca dapprima e quindi di redazione. “Quando inizio a scrivere un libro, è stato così per gli altri quattro, mi isolo totalmente. Lavoro ore e ore senza sosta fintanto l’ispirazione non mi lascia, non esco più né invito nessuno, sono interamente assorbita dalla mia stesura.” Così dopo “La Masai Bianca” pubblicato nel 1998, il suo grande successo che l’ha fatta conoscere mondialmente, “Ritorno dall’Africa”, “Incontro a Barsaloi” e “La mia passione africana” (nessuno di quei tre titoli tradotti in italiano), “La ragazza dal collo di giraffa” la consacra definitivamente se ancora ce n’era bisogno tra gli autori affermati.

Anche se molto onestamente Corinne Hofmann si definisce più come “raccontatrice” che come romanziera : “non ho abbastanza immaginazione per inventare, mi accontento di riportare fatti realmente accaduti”. Così l’ultimo libro parla di lei, ma contrariamente ai precedenti, si sofferma molto sull’infanzia, l’adolescenza, la famiglia. Spiega che ha scoperto “molti parallelismi” con la vita dei suoi genitori. Figlia secondogenita di una giovane coppia molto poco convenzionale, lui tedesco dell’Est e lei francese di Colmar giunti entrambi a Neuchâtel un cerca di lavoro a metà degli anni cinquanta, Corinne ha patito della sua condizione di straniera nella Svizzera degli anni Schwarzenbach: “sono nata nel 1960 nel canton Turgovia dove i miei genitori si erano installati dopo avere lasciato la Romandia. Mi sono sempre sentita la “bimba sandwich”, la femmina “infilata” tra due fratelli, uno maggiore di due anni e l’altro minore di due. Sono poi cresciuta nel canton Glarona dove papà, pur se tedesco, era riuscito ad ottenere un impiego presso le prestigiose, per lui, ferrovie federali! I miei genitori hanno costruito da soli la casa di famiglia, laddove il terreno costava poco perché era isolato di tutto e per arrivarci dal paese si doveva percorrere sei chilometri a piedi nella foresta. Allora non c’era nemmeno una strada asfaltata. Noi figli a scuola ci andavamo a piedi, dodici chilometri andata e ritorno, da soli e questi tragitti sono stati una lezione di vita, hanno contribuito a rendermi la donna combattiva che sono. Oggi quando vedo quelle mamme che acccompagnano i propri bambini a scuola con l’auto mi viene da sorridere!”

« Sognavo di diventare una squaw, non una principessa »

Corinne Hofmann ricorda inoltre alcuni episodi della sua gioventù che aveva risentito come ingiustizie: “nel 1975 ad esempio, al termine della mia scolarità obbligatoria, volevo fare un apprendistato di fioraia, era il mio sogno. Ero in trattative per firmare un contratto quando il datore di lavoro ha cambiato idea dicendomi che preferiva assumere una svizzera. E’ stata una grande delusione. Ho quindi assolto una formazione di commessa poi d’impiegata di commercio a Zurigo.”

Molto nota in Germania soprattutto dove da “La Masai Bianca” è anche stato tratto un film girato nel 2004 proprio nel villaggio keniano di Barsaloi, in piena savana, in cui Corinne aveva vissuto in condizioni estremi, la donna potrebbe aver imbastito il suo destino sin dall’infanzia? “Non ho mai sognato di diventare una principessa come la maggior parte delle bambine, io volevo essere una squaw e così mi legavo i lunghi capelli, annodavo un cerchio sulla fronte e ci infilavo una piuma, giocandad essere un’indiana”!

Questo suo ardente desiderio di avventura si concretizzò nel 1986 quando Corinne, allora giovane titolare di una boutique di abiti da sposa di seconda mano a Bienne (BE) ad abandonnare tutto e tutti per tornare in Kenia dove aveva appena trascorso le vacanze con il fidanzato. Affascinata dal guerriero samburu (un’etnia masai) Lketinga “bello come un dio” come lo descrisse lei stessa nel suo primo libro, che aveva soltanto intravisto quando ballava per i turisti nell’albergo dove alloggiava, Corinne ruppe il suo fidanzamento, vendette tutti i suoi averi e comprò un biglietto aereo di sola andata per Mombasa. La sua ricerca di un uomo di cui non sapeva nulla la condusse fino nel cuore della giungla dove ritrovò il suo “grande amore” e lo sposò in abito bianco, appositamente portato da Bienne! Seguirono però anni di difficile convivenza tra Barsaloi e Mombasa dove la giovane coppia aveva aperto un negozio di “souvenirs” e nemmeno la nascita della piccola Napirai nel luglio del 1989 bastò a risolvere i problemi esistenziali di due esseri tutto sommato tanto diversi. Per salvare la sua pelle Corinne colpita più volte dalla malaria, riuscì con un inganno a lasciare il Kenia con Napirai e tornare in Svizzera nell’ottobre 1990. Nemmeno il riitorno alla normalità fu facile, ma la fortuna accompagnò la giovane donna lungo il suo percorso – recupero del permesso di domicilio perso dopo la partenza per l’Africa (Corinne è rimasta unicamente cittadina tedesca), divorzio da Lketinga, ricerca di una casa e di un lavoro e soprattutto educazione della sua bimba – fino al 1998 quando riuscì a trovere un editore disposto a pubblicare la sua incredibile storia di sposa “masai”. “Beh” conclude sorridendo, “poteva andare peggio, se non avessi vissuto in Kenia, sarei certamente rimasta in Svizzera, mi sarei sposata, avrei avuto due figli e vissuto una vita come quella di tante donne. Sono felice di ciò che il destino ha tenuto in serbo per me”!

Gemma d’Urso, Lugano

« Das Mädchen mit Giraffenhals », Corinne Hofmann. Knaur Verlag Münich. 320 pagine, 28 franchi

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