Umberto Bossi, più che mai fautore del federalismo

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• 1 February 2015

Il padre della Lega Nord strizza l’occhio verso il Ticino

L’incontro con Umberto Bossi ha luogo in un ristorante di Laveno Mombello, sulla sponda varesina del Lago Maggiore, vicino a Gemonio dove vive. L’Onorevole arriva accompagnato dal suo autista. E’ appena rientrato da Roma dove sta gettando le basi per riprendere il timone della Lega Nord. Appare più combattivo che mai, deciso ad ottenere che il federalismo fiscale tanto agognato diventi finalmente una legge.

“Ul Senatùr” è di casa a Laveno Mombello, amena località invasa dai turisti durante la bella stagione, ma deserta in questo sabato sera di fine gennaio. E anche un “habitué” del ristorante dove ci troviamo, dove lo conoscono tutti e nessuno lo disturba più del tanto.

Umberto Bossi indossa un gilet verde, il colore simbolo della sua amata Padania. Anche se, a 73 anni compiuti lo scorso settembre e colpito nella sua salute dopo l’attacco celebrale del marzo 2004, sembra stanco dopo il suo viaggio nella capitale, non ha perso nulla della sua combattività. Prima di iniziare a rispondere alle nostre domande, appoggia sul tavolo un pacco di sigari toscani che, ironia del caso si chiamano “Garibaldi”, l’eroe dei due mondi che a lui non piace più del tanto, sigari di cui è accanito fumatore. “Bisogna pure morire di qualcosa” ribatte divertito alla nostra battuta che forse, insomma, non dovrebbe…

Dapprima gli domandiamo se ha mantenuto contatti regolari con il Ticino del dopo Giuliano Bignasca, fondatore e presidente a vita della Lega dei Ticinesi, deceduto quasi due anni fa? “Mi reco regolarmente al Cardiocentro di Lugano per dei controlli, ma è vero che da quando è morto Giuliano che era un caro amico e che mi manca i rapporti sono più rari. Dovrebbero riprendere concretamente a breve.”

Bossi allude così al suo sostegno ad una nuova formazione politica che verrà presentata in occasione del deposito delle liste per le elezioni cantonali. Costituito da Luciano Milan Danti, 33enne di Ronco sopra Ascona di cui abbiamo già scritto su questo sito, padre ticinese e madre serba e che ha appassionatamente sposato la causa identitaria lombarda, il movimento battezzato “Lega Sud Ticino” vuole di fatto essere un appendice della Lega Nord. Con il motto “Lombardia, dal Gottardo a Pavia” si distanzia però dalla Lega dei ticinesi nelle sue posizioni sul frontalierato e ambisce a creare una regione autonoma a cavallo sulla frontiera. Umberto Bossi ha già assicurato la sua presenza alla conferenza stampa della “nuova lega” che si terrà il 6 febbraio, verosimilmente al Castello Visconteo di Locarno.

I frontalieri per l’appunto. Chiediamo a Umberto Bossi cosa pensa della situazione venutasi a creare in Ticino per quanto riguarda il loro numero elevato in un contesto economico non facile? Il Senatore elude e affronta un altro aspetto: “I ristorni delle imposte alla fonte devono essere versati direttamente ai comuni di provenienza dei lavoratori e non a Roma dove li giostrano come vogliono! In questo senso ritengo che il blocco deciso dal Ticino nel 2011 suonava come avvertimento.” Quindi, Senatùr, Roma è rimasta “ladrona”? “Più che mai!” ci risponde. Detto ciò Bossi ritiene che “i ticinesi e i lombardi accomunati dalle stesse radici dovrebbero darsi una mano.” Malgrado il suo ritiro dal segretariato della Lega Nord nel 2012, in seguito all’indagine giudiziaria aperta contro di lui e i suoi figli Riccardo e Renzo dalla procura di Milano che li ha appena rinviati a giudizio, rimane un fautore convinto del federalismo, fiscale e tout court: Il discorso è più che mai attuale e va rilanciato, il federalismo non era diventato una legge poiché il Presidente della Repubblica si era rifiutato di firmarlo.”

Il politico di Gemonio non nasconde la sua delusione sullo stato dell’Italia di oggi: “Il governo Renzi non ha rispettato le sue promesse, ha reso l’Italia un paese debole da nord a sud, è incapace di fare fronte alla crisi economica, non paga i contributi pensionistici dei suoi dipendenti i quali quindi non avrebbero nemmeno diritto alla pensione e non sa gestire il fenomeno dell’immigrazione. Su questo tema, Umberto Bossi ci è sembrato un po’ meno rigido che nel passato: “E’ semplice, non possiamo accogliere gli immigrati in massa se non siamo capaci di dare loro un lavoro.”

A pochi mesi dall’Esposizione universale Expo 2015 di Milano, il presidente della Lega Nord rimane scettico sulla portata dell’avvenimento e sul suo reale indotto per la regione: “Beh secondo me, attirerà meno della metà dei 20 milioni di visitatori attesi. Oggi le novità sono costanti, veicolate in tempo reale da internet e l’Expo rischia di essere superata appena aprirà i battenti! Comunque, malgrado gli scandali e i ritardi, tutto sarà pronto in tempo e in modo perfetto!”

Il nostro incontro si conclude su alcuni aneddoti con un Umberto rilassato al punto di accendersi un toscano, fattogli spegnere senza indugio dal gestore! “Giuliano Bignasca” ricorda, “mi aveva regalato un bel pendolo per la mia casa di Gemonio. Non si era mai fermato. Quando smise ad un tratto di funzionare, mia moglie lo ritenne un cattivo segno. Due giorni dopo ci annunciarono la morte di Giuliano, fu uno choc!” Ci racconta anche come con Giulio Tremonti che incontra regolarmente a Roma stiano tentando di recuperare un prezioso arazzo proprietà degli Sforza, regalato alla città di Napoli da Carlo V: “lo faremo tornare su da noi e lo esporremo nel Castello di Pavia!” Poi si congeda informandoci che sta ultimando un dizionario dei dialetti lombardi: “Più che dei dialetti si tratta di una grande lingua, la lingua lombarda!”

Laveno Mombello (I), Gemma d’Urso, Tessininfo – www.tessininfo.ch

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